Calzatura italiana, avvio tiepido nel 2018Dopo aver archiviato un 2017 con indicatori moderatamente positivi, ma sufficienti a far sperare in una inversione di tendenza, l'Assemblea Nazionale della Calzatura affronta la delusione di un primo trimestre 2018 con il freno tirato e guarda al ricambio generazionale delle aziende.

Lug 03, 2018
Posted in: , Eventi , Mercati
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La presidente Annarita Pilotti

I dati settoriali presentati in occasione dell’Assemblea Nazionale di Assocalzaturifici descrivono un avvio del 2018 non brillante per la calzatura italiana: “Il 2018 si è aperto con un rallentamento nelle vendite estere e nei ritmi produttivi. – spiega il Presidente Annarita Pilotti – L’export registra un timido +0,1% in valore, ma cala di oltre il 3% in volume rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Inoltre, preoccupano alcune criticità in alcune aree di sbocco internazionali. In particolare, nell’area CSI il recupero rilevato nel 2017 si è interrotto e i primi tre mesi del 2018 registrano un calo del 7% in valore e del 2% in quantità, con flessioni del 10% per la Russia. Si conferma anche la frenata in Far East (-6,3% in valore), dove l’ulteriore crescita di Cina e Corea del Sud non è bastata a compensare le perdite di Giappone e Hong Kong”.
Con un 2017 che aveva segnato la ripresa dei ritmi produttivi e il superamento della soglia delle 190 milioni di paia prodotte, valori di export record degli ultimi 15 anni a quota 9,2 miliardi di euro (+3,2% per un totale di 211,1 milioni di paia, +2,5%), ed un saldo commerciale estero di 4,54 miliardi di euro a +8,5% rispetto al 2016, in molti confidavano il 2018 segnasse il giro di boa per il comparto. Invece, è arrivata la doccia fredda.
L’export di settore nel primo trimestre archivia una performance modesta, dietro alla quale si nasconde un dato allarmante, il calo delle vendite di scarpe-8calzature in pelle, -2,8% in valore e -5,5% in quantità.
Tra i mercati, l’UE resta sempre il principale sbocco e la destinazione di 7 paia su 10 esportate, con una generale tenuta dei valori (+0,3%), a fronte di un calo del 6% nei quantitativi, e performance negative di oltre 10 punti percentuali nei volumi verso i mercati chiave di Francia, Spagna, Belgio e Paesi Bassi. Vanno meglio invece i mercati extra-UE: stabili nei valori e in progressione nei quantitativi (3,9%), tendenzialmente approfondiscono le dinamiche evidenziate nel 2017. Così, la Svizzera consolida il ruolo di hub logistico anche per la calzatura segnando oltre +10% in volumi e valori. In Nord America prosegue il recupero di Usa a fronte però di una sensibile calo della spesa (+10% e -10,2%), mentre il Canada, forse per effetto dell’entrata in vigore provvisoria del CETA, vola con volumi doppia cifra (+23%). L’area CSI ha scarpe-2interrotto quello che sembrava un promettente recupero, mostrando un mercato russo in forte difficoltà. Infine, il Far East conferma il bilancio negativo.
Riparte invece l’import, con un significativo +5% e un deciso +10% della Cina, non sufficienti a scalfire il saldo commerciale italiano, che resta largamente attivo a quota 1.069 milioni di euro, nonostante in contrazione del 6% rispetto allo stesso periodo del 2016.
Quali prospettive per l’anno in corso? Le aziende calzaturiere associate intervistate in vista dell’Assemblea Nazionale sono concordi nell’indicare il mercato Usa come quello con le migliori prospettive di crescita nei prossimi mesi. E indicano nella ricerca dei nuovi mercati, nella razionalizzazione dei costi e nell’innovazione di prodotto le strategie su cui puntare per superare l’attuale congiuntura.
Ma restano ancora due criticità a gettare ombra sul settore: da una parte i consumi interni, che continuano a restare al palo anche in apertura del 2018. Dall’altra, la crisi delle aziende e occupazionale, che si approfondisce nel primo trimestre 2018.
E al futuro delle aziende calzaturiere, nella delicata fase del passaggio generazionale, Assocalzaturifici ha voluto gettare uno sguardo, scarpecommissionando una ricerca a LIUC Business School, i cui risultati sono stati presentati in occasione dell’Assemblea:

La ricerca L’azienda famigliare? Una vera impresa! – dichiara Annarita Pilotti – ha mostrato che per le aziende del comparto la vera continuità è costituita dal cambiamento che i giovani cresciuti in famiglie di imprenditori possono infondere alle loro imprese, se lasciati liberi di esprimere e innovare nell’ambito dell’organizzazione aziendale.

In un quadro con circa il 70% delle imprese famigliari che non sopravvive alla prima generazione e una percentuale inferiore del 10% che arriva solo a cinquant’anni di vita, bisogna evitare trappole come familismo, immobilismo e eccessiva chiusura all’esterno e promuovere “una proprietà responsabile e diffusa tra i membri della famiglia, la formazione scolastica, il coinvolgimento di terzi non appartenenti alla famiglia e l’analisi continua dei modelli di leadeship a cui puntare” come fattori chiave di successo aziendale.

AssoCalzaturifici http://www.assocalzaturifici.it/

Assocalzaturifici is the association that represents Italian footwear manufacturers companies. The Association currently encompasses more than 600 footwear companies located […]

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