Copenhagen Fashion Summit 2018 – “Dalle parole ai fatti” è il tema dell’edizione di quest’annoAl più importante convegno mondiale nell’ambito della moda sostenibile, presentato il bilancio sui progressi fatti e una road map sulle azioni da intraprendere per cambiare i modelli di riferimento nel fashion. La necessità da parte delle imprese del settore di supportare e accelerare il cambiamento è ormai impellente

Giu 26, 2018
Posted in: , News , Sostenibilità

“A little less conversation, a little more action”: dopo il tempo di analisi e bilanci è arrivato quello dell’azione per il Copenhagen Fashion Summit, nato nel 2009 e diventato nel tempo uno degli appuntamenti più rilevanti in tema di moda e sostenibilità. Organizzato dalla Global Fashion Agenda (GFA) – iniziativa no profit di cui è a capo Eva Kruse – si svolge sotto il patronato di sua Altezza Reale la principessa Mary di Danimarca, riunisce una volta l’anno e per due giorni decision maker, rappresentanti della moda, delle ONG, delle istituzioni internazionali e del mondo accademico, per dibattere della sostenibilità nella moda e cercare di capire quali siano i punti critici da affrontare nell’interesse del pianeta e dei suoi abitanti.
La sesta edizione del summit è stata presentata dall’attrice e imprenditrice Amber Valletta e da Tim Blanks, Editor at Large di BoF Business of Fashion e ha visto la presenza di 1.300 ospiti provenienti da oltre 50 Paesi del mondo, con una presenza massiccia di top manager e un aumento della partecipazione asiatica del 60%, segno che l’interesse delle economie del Far East verso un approccio sostenibile è in netta crescita. Tra i 75 relatori di spicco, la designer Stella McCartney, Paul van Zyl, CEO di Maiyet, Pamela Batty, vice presidente per la responsabilità sociale di Burberry, Ellen MacArthur, fondatrice della Ellen MacArthur Foundation, Eric Sprunk, COO di Nike, Margrethe Vestager, Commissario Europeo per la competizione,  Sébastien Fabre, CEO e cofondatore di Vestiaire Collective, la modella e attivista Lily Cole.
Al Copenhagen Concert Hall, le keyword sono state ‘collaborazione’ e ‘partnership’, nel corso degli intensi due giorni di incontri tra importanti player che operano in segmenti e livelli molto diversi della moda: il lusso, il fast fashion, la grande distribuzione, e la produzione di materie prime. Poiché la moda si avvii su un percorso di prosperità a lungo termine a livello finanziario, sociale e ambientale, il cambiamento necessario richiederà molto più dei piccoli cambiamenti pur osservati nell’ultimo rapporto Pulse of Fashion (vedi box) pubblicato in occasione del summit da Global Fashion Agenda con l’aiuto del Boston Consulting Group. Ciò di cui c’è bisogno ora è un impegno chiaro e concreto da parte dei leader del settore a dare priorità a una strategia responsabile a lungo termine, nonostante la pressione dei risultati trimestrali. Più azione e meno discorsi, più volontà di cambiamento nell’immediato e meno procrastinare a un futuro prossimo La moda, di fatto, resta il secondo settore più inquinante al mondo dopo l’industria del gas e del petrolio. Non bastano quindi le buone intenzioni di brand e organizzazioni: al momento, in pochi sanno come cambiare il corso ed invertire la rotta, avendo scarse conoscenze e poca esperienza nell’applicare un modello di business sostenibile. A questo riguardo, ha riscosso grande successo il lancio di un nuovo spazio espositivo, l’Innovation Forum, in cui 50 espositori tra cui ECONYL® e Piñatex, hanno portato le proprie soluzioni sostenibili, permettendo di creare un’opportunità di incontro diretto con i fornitori.
Il tema principale del forum di quest’anno sembra quindi più che mai urgente, definendo con chiarezza una traiettoria di soluzioni concrete e invitando gli amministratori delegati delle aziende ad agire il prima possibile. Per loro GFA ha presentato la CEO agenda 2018, con idee e suggerimenti concreti suddivisi in sette punti principali da cui poter partire per rendere la propria azienda più sostenibile a lungo termine, una vera e propria “to-do-list” per i brand del futuro – perché la sostenibilità non è più (solo) un trend, è ormai un imperativo a livello aziendale.

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The Pulse of Fashion 2018

Dalle ricerche della Boston Consulting Group (BCG) e della Global Fashion Agenda (GFA) emergono tre scenari di business di grande rottura per il settore della moda. Si trovano all’interno del Pulse of the Fashion Industry 2018, report che vede nelle sfide ambientali, sociali ed etiche un’opportunità per creare valore piuttosto che un fattore da temere. Tra i contenuti più interessanti del Report, tre soluzioni possibili per rendere il settore della moda più sostenibile. In primis, il  fattore istantaneità e personalizzazione, tramite il quale – attraverso tecnologie come la stampa 3D o altre produzioni on demand – i consumatori ricevono solo i vestiti che scelgono – quando e come li desiderano – evitando sovrapproduzioni e sprechi. A questo proposito va segnalata anche un tecnologia di produzione di “fibre intelligenti” che, inserite all’interno degli indumenti – permettono ai consumatori di modificare, secondo le proprie preferenze, alcune caratteristiche importanti del capo come per esempio il colore. Altra soluzione proposta è l’applicazione dei principi della sharing economy applicata all’ambito della moda: i vestiti non si comprano più, ma si noleggiano quando servono e poi si restituiscono.

 

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