La rivoluzione delle fibreL’industria della moda ha da sempre la pretesa di essere un settore all’avanguardia quando, in realtà, si dimostra conservatrice se si tratta di tessuti.

Lug 30, 2018

Oggi l’umanità è quasi esclusivamente vestita di poliestere e fibre di cotone, entrambe dai profili ambientali scioccanti. L’ultima significativa innovazione nei materiali tessili è stata proprio il poliestere… torniamo indietro al 1943.

Oggi la situazione sembra in fase di mutamento. Assistiamo a un fiorire di progetti e innovazioni che tracciano una nuova strada verso un futuro più sostenibile nel campo dei filati, dei tessuti, dei materiali in genere.

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Bergshell

Un crescendo a tutto campo che coinvolge marchi tecnici come il brand svedese Fjällräven che lancia Bergshell: tessuto innovativo realizzato al 100% in nylon riciclato certificato secondo il Global Recycled Standard, idrorepellente, PFC-free e ultra-resistente. Fino alla moda e ai marchi più prestigiosi, come Fedon che presenta una collezione di astucci dedicata all’ambiente, chiamata “ecological revolution”, che dà nuova vita alle reti da pesca. Astucci realizzati in uno speciale elastan derivato dal riciclo del nylon proveniente proprio dalle reti da pesca e da tessuti a fine vita. Un materiale elegante e setoso che si fa sinuoso grazie a una soffice imbottitura composta da fibra di poliestere riciclato.

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Fedon

Una spinta verso l’innovazione che proviene anche dalle istituzioni governative dei vari paesi. In Italia, per esempio, si chiama F-Susy il progetto sostenuto da Regione Lombardia nell’ambito del programma Smart fashion and design. È realizzato dal Politecnico di Milano, che ne è capofila, dalle società di consulenza Blumine e Nekte e dalle aziende manifatturiere Besani, Maglificio Ripa e Tessitura Attilio Imperiali. Obiettivi del progetto sono la sperimentazione e la diffusione di processi tessili a minor impatto ambientale grazie alla sostituzione delle sostanze chimiche pericolose con altre più sicure e conseguente verifica dei risultati. F-Susy si focalizza sulla realizzazione di strumenti in grado di facilitare le relazioni tra i diversi soggetti della filiera tessile e della moda e di monitorare processi e prodotti in base agli standard di sicurezza chimica in modo rapido ed efficiente.

Altrove, in questo processo di sviluppo, sono molto coinvolte le biotecnologie. La start-up biotech di New York Modern Meadows mette a confronto i suoi biologi con il direttore creativo e gli ingegneri della fermentazione per bio-fabbricare la pelle in laboratorio. Una ricerca che promette un futuro in cui gli animali non saranno richiesti per realizzare una borsetta, un futuro in cui il design della moda si intersecherà con la biologia.

Nel frattempo, la start-up californiana Bolt Threads ha raccolto milioni di dollari per portare sul mercato la sua seta di ragno (già scelta da Stella McCartney) e l’imprenditore di moda Miroslava Duma ha lanciato un fondo da 50 milioni di dollari per portare nuove fibre e tessuti sostenibili sul mercato.

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ECOTEC

E nell’innovazione di prodotto e di processo investono anche Marchi & Fildi che hanno da poco annunciato un investimento di 2 milioni di euro in tecnologia di processo altamente specializzata, al fine di migliorare  ECOTEC® e il suo range prodotti. ECOTEC® è il marchio che rappresenta un ciclo produttivo esclusivo, totalmente tracciabile e made in Italy, che utilizza al 100% ritagli di tessuto pre-tinti provenienti dalla confezione, pertanto pre-consumer, e li trasforma in eccellenza, in filati adatti alla produzione di tessuti a navetta per abbigliamento e arredamento, tessuti a maglia, maglieria rettilinea, calzetteria e tappeti.

Insomma, nuovi materiali che nascono dai rifiuti o dagli scarti di produzione. Un settore dell’economia circolare nel quale molte aziende italiane stanno già investendo da tempo. Come Carvico, realtà che opera nel panorama del tessile e nella produzione di tessuti indemagliabili, che ha recentemente vinto il Global Award for Sustainability, rientrando tra le prime sette aziende più sostenibili al mondo.

L’azienda italiana, nata nel 1962, produce Econyl, il filo di poliammide 100% rigenerato e circolare che nasce dal recupero delle reti da pesca, ma anche dal reimpiego del fluff (pelo rasato delle moquette) e del tulle.

Accanto al riuso c’è anche chi sperimenta la creazione di fibre tessili artificiali, ma di origine naturale. È il caso del TENCEL™ Lyocell di Lenzing. Una viscosa vegetale estratta dalla cellulosa degli alberi di eucalipto e prodotta in modo ecologico (a basso impatto ambientale, a patto che le foreste di provenienza siano certificate). Un tessuto artificiale realizzato in laboratorio attraverso processi chimici, biodegradabile al 100%, che può essere utilizzato nelle calzature, per ogni parte della scarpa: sia come fibra tessile nella tomaia, fodera, solette e lacci/cerniere/filo per cucire, che come fibra non tessuta in solette o imbottiture, o in polvere nelle  suole.

ECOTEC
ECOTEC
Fulgar, quartier generale
Fulgar, quartier generale

Concludiamo questa rassegna con il caso Fulgar, azienda italiana con oltre 40 anni di esperienza alle spalle, che continua a investire in ricerca e sviluppo per fibre e soluzioni tecniche d’avanguardia. Tra i progetti, un articolato programma per la sostenibilità e partnership con brand moda, tra cui quella con Sease, o con produttori di tecnologia all’avanguardia, come Santoni. L’azienda mantovana da oltre 200 milioni di euro, leader nella produzione di poliammide (nylon) 6,6, ha reso sostenibile da un lato il proprio sistema produttivo, con l’adozione di politiche che le consentono di essere non solo più eco-friendly, ma anche più efficiente; dall’altro i prodotti.

Fra tutti, la fibra Q-NOVA®, ottenuta da materie prime rigenerate. Nata 5 anni fa, è una fibra ecosostenibile che rende a sua volta più sostenibili i processi produttivi aziendali, permettendo di ridurre l’emissione di CO2 e di ottenere un minore consumo di risorse idriche. Q-NOVA® è ottenuta, esclusivamente da materie prime rigenerate attraverso un processo meccanico che non prevede l’utilizzo di materiali chimici che andrebbero a compromettere la sostenibilità del prodotto finale.

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ARKET yoga collection with QNova by Fulgar

Solo nel 2017, attraverso il sistema di riciclo Q-NOVA®, si sono risparmiati più di 11 milioni di litri di acqua. Nel 2018, se la tendenza d’incremento di domanda del filato Q-NOVA® si attesterà intorno al +30%, si potranno superare i 15 milioni di litri d’acqua risparmiati.

Molteplici i benefit funzionali ed estetici di questo filato: la leggerezza; la buona gestione dell’umidità che permette di mantenere la pelle fresca e asciutta; la resistenza e la brillantezza dei colori che, grazie all’ottima resa tintoriale, ottiene livelli di solidità comparabili a quelli realizzati in poliammide vergine.

Un prodotto di notevole valore che già nel 2013 ha ottenuto la certificazione europea Ecolabel EU e quella internazionale Global Recycled Standard: entrambe attestano il sistema di riciclaggio e la quantità di prodotto riciclato.

Nel 2017 poi, dopo che Fulgar ha sottoposto a valutazione d’impatto ambientale l’intero processo di realizzazione dei suoi prodotti attraverso il metodo scientifico LCA (Life Cycle Assessment) svolto secondo metodologia PEF, proprio il filato Q-NOVA® è entrato a fare parte dell’Higg Index, indice di valutazione dell’impatto ambientale dell’intero ciclo di vita di un capo messo a punto dalla SAC (Sustainable Apparel Coalition).

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