Fodere per calzature, queste sconosciute

“L’essenziale è invisibile agli occhi” ricordava il piccolo principe. perdonerete una così alta citazione, ma sembra fatta apposta per introdurre un articolo dedicato alle fodere per scarpe, un elemento essenziale di cui poco si parla, e forse poco si conosce, ma che ricopre un ruolo fondamentale nel determinare la qualità di una scarpa.
Abbiamo scritto questo articolo con diversi obiettivi:
• a quattro mani con i colleghi di ARSUTORIA school abbiamo provato a spiegare tecnicamente le caratteristiche e le funzioni della fodera all’interno di una scarpa,
• con ICEC abbiamo approfondito il mondo dei test chimici e fisici,
• assieme ad alcune aziende specializzate nella produzione e nella commercializzazione delle fodere abbiamo provato a capire come stanno evolvendo le richieste del mercato,
• infine, siamo andati ad intervistare due portavoce di note aziende del settore e abbiamo approfondito il loro punto di vista sull’argomento in particolare sulle sfide che oggi affronta un calzaturificio quando si parla di fodere per scarpe.
Questo articolo è dedicato a chi produce scarpe che, ogni giorno, si confronta con l’utilizzo di tanti materiali diversi. Ci auguriamo, però, venga letto anche da designer che già operano nel settore delle calzature o che desiderano avvicinarvisi, da chi lavora nel mondo del retail ed è curioso di capire quanto una fodera può fare la differenza in una scarpa di qualità e, perché no, anche da qualche consumatore finale curioso di saperne di più sulle scarpe che acquista ed utilizza, anche sotto un profilo più tecnico.

La fodera di una scarpa è la parte a contatto con il piede

La prima e più importante funzione che svolge la fodera è quella di stare a contatto con il piede. Il piede resta chiuso all’interno della scarpa per ore, a volte fermo, altre volte in movimento. Alcune volte il piede suda e la traspirazione è uno dei meccanismi principali del corpo umano per regolare la temperatura. Già capite, da queste prime semplici considerazioni, che:
• il materiale di cui è fatta una fodera deve garantire la salute di chi la indossa: la pelle non deve entrare in contatto con alcuna sostanza dannosa;
• la fodera non deve scolorire ma soprattutto non ci deve essere trasferimento di colore dalla fodera al piede o alla calza;
• la morbidezza della fodera trasmette una sensazione di comfort al piede;
• qualsiasi piega o cucitura in punti critici può creare vesciche sul piede;
• la traspirabilità della fodera è un elemento fondamentale.

Tutte le scarpe prevedono una fodera?

In effetti no, ci sono scarpe cosiddette ‘sfoderate’ nelle quali il piede sta a contatto con la parte interna della tomaia, il lato cosiddetto ‘carne’ se la tomaia è fatta di pelle. Si usano calzature sfoderate soprattutto durante la stagione estiva, quando le scarpe sono volutamente destrutturate, molto morbide (un esempio per tutti i mocassini).
Tutti i modelli di scarpe in teoria possono essere realizzati senza fodera o con una mezza fodera soltanto. Quando viene a mancare la fodera nella costruzione della scarpa sarà chiaramente necessario prestare maggiore attenzione ad alcuni elementi della tomaia:
• Scegliere materiali adeguati che mantengano la forma (es. pelli di spessore maggiore);
• Valutare le cuciture a diretto contatto con il piede;
• Lavorare in modo più raffinato l’interno del materiale di tomaia (es. togliere dal lato carne della pelle ogni residuo di pelo).

Estetica e riconoscibilità

Abbiamo scritto all’inizio di questo articolo che la fodera è invisibile. Ciò è vero quando indossiamo la scarpa, mentre, al contrario, la fodera diviene un elemento ben visibile quando la scarpa è nella vetrina di un negozio. Evidentemente più la scarpa è ‘aperta’, più la fodera è visibile: la fodera di un sandalo è visibile quasi interamente, mentre in una calzatura allacciata – che di solito viene esposta in vetrina con la punta e il lato esterno in primo piano – le parti della fodera più visibili saranno la parte sul lato interno e quella a contatto con il tallone. I designer sono molto attenti all’estetica delle fodere e proprio sulla fodera si trova uno degli elementi più importanti della scarpa: la stampa del logo del brand. I colori usati per le fodere sono i più vari: avorio e biscotto oltre che nero sono i colori più utilizzati, ma la moda oggi richiede tantissime diverse tonalità di colore e la possibilità di offrire un’ampia gamma di sfumature in tempi brevi sta diventando un fattore critico di successo.

La fodera e il piede che entra ed esce dalla scarpa

Vi sarà capitato di calzare uno stivale o un polacchino. Sapete dunque quanto è complicato far scivolare il piede all’interno e, altrettanto, quanto è difficile farlo uscire specialmente se il gambale non si può allargare con una chiusura lampo. Ecco, dunque, un’altra funzione importante della fodera: deve facilitare l’ingresso e l’uscita del piede dalla scarpa. Per questo motivo la fodera è di solito liscia: avrete notato che non si usa pelle scamosciata per la fodera. L’unica parte della fodera nella quale si usa un materiale che crei un poco di attrito è la cosiddetta ‘camoscina’, cioè quella porzione di fodera che si trova ad avvolgere il tallone e che ha la funzione di evitare al piede di uscire dalla scarpa mentre si cammina.

La fodera aiuta a dare struttura alla tomaia

La camminata e l’utilizzo in generale tendono a deformare la scarpa che, nel tempo, perde la sua forma originaria. Il materiale usato per la fodera e il modo in cui è stata costruita contribuiscono a determinare quanto la fodera stessa aiuti a mantenere la forma originaria della scarpa. Anche la quantità di colla applicata tra tomaia e fodera gioca un ruolo importante: a volte un eccessivo strato di colla favorisce la formazione di pieghe che compaiono principalmente nella parte anteriore della tomaia, laddove il piede flette. Anni fa si usava distinguere il materiale usato per le diverse parti della fodera: una pelle di bovino più morbida nella parte anteriore della mascherina per un maggiore comfort e una capra più rigida sui gambetti laterali per contrastare la naturale tendenza ad allargarsi della zona in cui il piede entra ed esce dalla scarpa.

Di che materiali è fatta la fodera

Si usano diversi tipi di materiali per la fodera: pelli, tessuti e materiali tecnici o sintetici. Nelle scarpe eleganti di fascia di prezzo più alta è tradizione utilizzare la pelle. La pelle di capra o di incrociato è generalmente sinonimo di una fodera di qualità. È di solito usata nella calzatura da donna fine, ma a volte troviamo fodere di pelle ovina anche dentro le calzature da uomo. Nella scarpa da uomo e nelle sneaker made in Italy viene usata frequentemente la pelle di vitello, più morbida dalla struttura leggermente meno robusta. I cuoi usati per costruire le tomaie delle calzature classiche da uomo hanno spessori maggiori delle pelli usate per le scarpe da donna e dunque alla fodera è richiesto un minore contributo per mantenere la struttura della scarpa. Esistono pelli di vitello, cosiddette ‘sotto vuoto’, che dopo la concia vengono asciugate con un sistema che conferisce una particolare struttura alle fibre pur preservandone la morbidezza. Nelle scarpe di fascia di prezzo più bassa si usano anche pelli di altri animali meno pregiati, come la pelle di maiale. Questo materiale, off-limits nelle scarpe destinate ai Paesi arabi, ha l’indubbio vantaggio di costare meno, oltre ad essere una pelle con pori di dimensione tale da assicurare una maggiore traspirabilità.

Fodera e traspirabilità

Perché la scarpa sia traspirabile è necessario che sia garantita la possibilità di disperdere il sudore verso l’esterno. Vanno dunque evitate, per quanto possibile, tutte quelle lavorazioni che coprono il fiore della pelle andando ad ‘ostruire’ e ostacolare il passaggio di aria e acqua (sudore) verso l’esterno. Un strato pesante di rifinizione spruzzato sulla pelle o una lamina applicata sopra il fiore sono tutti fattori che limitano la traspirabilità della scarpa, così come un eccessivo strato di colla applicato tra fodera e tomaia.

Progettazione e produzione della fodera

Uno dei dettagli costruttivi del Made in Italy di alto livello è il modo in cui la fodera viene lavorata in fase di montaggio: nelle scarpe di qualità la fodera viene tirata per prima sulla forma e in un secondo tempo viene montata la tomaia. Un processo che richiede più tempo, ma che garantisce un minor numero di pieghe e imperfezioni. Le fodere, di solito, vengono imbastite con uno strato leggerissimo di colla e unite alla tomaia mediante una cucitura sui bordi. Come già detto, è fondamentale non applicare troppa colla tra fodera e tomaia. Per quanto possa sembrare un aiuto alla lavorazione bloccare tra loro i due materiali con la colla, nella realtà determina grinze che nemmeno la stiratura riesce a eliminare.

I test e le certificazioni

Il tema più attuale e caldo rispetto al mondo fodera è probabilmente quello dei test e delle certificazioni, sempre più richieste dai committenti, in particolare dai grandi brand. Attività impegnative sia in termini di tempi richiesti per la realizzazione dei test, sia per i costi. Ne parliamo con ICEC, l’Istituto Italiano di Certificazione specializzato per l’area pelle, creato nel 1994, promosso dall’Associazione delle Concerie Italiane (UNIC), ma che conta fra i suoi soci diversi stakeholder del settore della pelle come, per esempio, le associazioni dei fabbricanti di calzature e pelletteria.

Quali sono le certificazioni che riguardano le pelli per fodere

“Ci sono due livelli di certificazione: le certificazioni di sistema, che riguardano l’intera azienda (a carattere ambientale, sociale, qualità, etc.) e le certificazioni di prodotto. Queste ultime hanno focus diversi:
• la certificazione della tracciabilità descrive le origini della materia prima grezza;
• la certificazione del made in Italy verifica dove sono state realizzate le fasi prevalenti del processo produttivo conciario;
• la certificazione secondo standard UNI 10594, per pelli con destinazione d’uso calzatura, è la certificazione specifica, cui le aziende si sottopongono su base volontaristica, che va ad indagare mediante prove di laboratorio, sia chimiche che fisiche, le caratteristiche delle pelli destinate alla produzione di scarpe e, quindi, anche le fodere.”

Il capitolato della UNI 10594 ha dei requisiti specifici per le pelli da fodera?

“Nel capitolato della norma si parla di pelle in generale, cioè non vengono fissati limiti diversi per l’utilizzo specifico come fodera. Anche se, in effetti, essendo la pelle per fodera a diretto contatto con la pelle di chi indossa la scarpa sarebbe sensato prevedere delle attenzioni specifiche. Discorso diverso se si entra nel tema dei capitolati aziendali dove, per il medesimo test, possono essere fissati limiti più stringenti e cautelativi a seconda del tipo di utilizzo della pelle”.

Quali evoluzioni sono previste per la nuova versione di questa norma ISO?

“Dalla nuova versione UNI10594:2019 le sostanze da monitorare sono state ridotte alla formaldeide (ed è stato ridotto il limite per contatto con il piede a 75 ppm) e al penta e tetra clorofenolo. Non sono più previste le prove per il cromo VI e per gli azocoloranti. I test fisici previsti dalla norma sono: resistenza all’abrasione (secco e umido), permeabilità al vapore acqueo, solidità del colore a secco, degradazione del colore con sudore artificiale, scarico del colore allo strofinio con sudore artificiale, solidità del colore alla perspirazione”.

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