Nel ringraziare gli associati FEICA, che lo hanno eletto presidente dell’Associazione dell'Industria Europea degli Adesivi e dei Sigillanti, Guido Cami ha fornito una sua lettura del momento attuale, di quel periodo storico che molti chiamano ‘ripartenza’: “Abbiamo vissuto tutti insieme una lunga fase di criticità non ancora giunta al termine. Ma siamo tuttora in gioco, forse più forti di prima, per affrontare nuove sfide. Abbiamo certamente capito quanto sia importante lavorare insieme in modo organizzato a tutti i livelli e in tutti i luoghi”.

Una filosofia, quella del lavorare insieme, in cui Guido Cami, Presidente e CEO di Industrie Chimiche Forestali (ICF), crede da lungo tempo. Lo dimostra l’acquisizione di Morel giunta a piena maturazione a luglio 2021.
“È stata un’operazione di grande valore, soprattutto se si considera l’attuale momento storico. Non era scontato che due aziende centenarie, in un settore come il nostro, avessero la forza e il coraggio di unirsi.
Morel porta in ICF la sua lunga esperienza nel comparto dei puntali e contrafforti, il suo know-how e le sue avanzate tecnologie di impregnazione, fiore all’occhiello dell’azienda, apprezzate da tutto il mercato.
Noi contiamo di fornire continuità, solidità e organizzazione. Soprattutto confidiamo in questa sinergia per offrire al mercato una gamma ormai completa di prodotti, e così raccogliere frutti abbondanti e maturi per entrambi i marchi”.

L’acquisizione è avvenuta secondo valori che ICF professa da tempo: mantenere vive le aziende, i posti di lavoro, e costruire progetti industriali interessanti.
“Nel passaggio di proprietà nessuno è rimasto indietro o è stato escluso. La nostra idea non era depredare Morel, ma aiutarsi a vicenda per crescere ulteriormente. Ora tutti i dipendenti Morel fanno parte del gruppo Forestali, e tutte le macchine sono state trasferite nella nostra sede di Marcallo con Casone, così da ottimizzare al massimo le risorse. In tempi record abbiamo ridisegnato i magazzini di prodotto finito e ricavato 1200 posti in più per ospitare i prodotti Morel.”

In quanto all’andamento generale della società?
“Mi piace ripetere che siamo invisibili, ma siamo ovunque! Un fattore importante che ci ha permesso di crescere anche nei momenti di difficoltà del mercato.
Siamo particolarmente soddisfatti dei risultati conseguiti nel primo semestre di quest’anno. Nonostante il contesto macroeconomico sia ancora parzialmente influenzato dalla crisi sanitaria, abbiamo realizzato ricavi superiori a 37 milioni di euro, in crescita sia rispetto al primo semestre 2020 (+31%) che rispetto ai livelli pre-Covid, con una marginalità che supera i 3,3 milioni di euro e una robusta generazione di cassa anche al netto degli investimenti sostenuti nel semestre, la distribuzione di dividendi e il programma di buy back. Nel solo 2020 abbiamo investito 1,5 milioni di euro, mentre negli ultimi dieci anni oltre 12 milioni. Cifre che hanno permesso di sviluppare nuovo business azzerando i debiti e conferendo solidità all’azienda, oltre che sostenendo ricerca e innovazione. Siamo in particolare molto soddisfatti di come abbiamo sviluppato la rete di clienti della pelletteria che, oggi, supera i 5 milioni di euro”.

Sul finale dei saluti agli associati FEICA, Cami scrive: ‘Quindi lavoriamo insieme per continuare a crescere in modo sostenibile’.
“Ci guida un pensiero: le certificazioni sono un obbligo etico e morale prima ancora che di legge. ICF non è nuova ai discorsi che si fanno intorno alla sostenibilità. Abbiamo aderito fin dal 1998 al Responsible Care, il programma volontario di promozione dello Sviluppo Sostenibile dell'Industria Chimica mondiale. Da allora abbiamo perseguito un cammino ininterrotto di certificazione dell’azienda e dei processi, fino a realizzare il nostro primo Bilancio di Sostenibilità. Si pensi che in azienda sono ben 4 le persone che si occupano a tempo pieno del tema.
E nel 2020, nonostante tutte le difficoltà del caso, abbiamo deciso di certificare anche i prodotti (GRS, FSC, OK-BIOBASED, OEKO-TEX). È stato, inoltre, effettuato uno studio LCA (Life Cycle Assessment) sulla linea Fabrics, che definisce il consumo di risorse (materiali, acqua, energia) e gli impatti sull’ambiente circostante nelle varie fasi del ciclo di vita del prodotto, che servirà per conseguire la certificazione EPD® (Environmental Product Declaration).”

Da ultimo, una considerazione sui mercati e sulle problematiche in essere a livello internazionale: “I mercati molto sensibili al prezzo sono difficili da approcciare in questo momento. Con la crisi delle materie prime per noi i prezzi aumentano, ma i nostri clienti non vogliono sentire ragioni e non vogliono pagare più di prima. Questo conduce non tanto a una riduzione dei volumi di vendita, quanto a una contrazione delle marginalità.
Il discorso non vale per le firme che difficilmente cambiano i fornitori con cui hanno instaurato un rapporto di fiducia. Nella relazione con le griffe, fra l’altro, ci ha molto avvantaggiato l’aver certificato processi produttivi e prodotti, perché ormai i grandi marchi danno per scontata la qualità, mentre le prime domande che ti sottopongono riguardano la sostenibilità”.

ICF sembra proprio aver trovato la ricetta giusta per crescere con soddisfazione, responsabilità e, come dice Guido Cami, divertendosi.