Sebbene sempre più marchi della moda abbiano abbracciato la causa della sostenibilità, spesso a fronte di buone intenzioni, l'attuazione non è sempre efficace. Ad esempio, in molti si affidano a materiali come le plastiche degradabili non comprendendo che sotto la definizione vaga di “degradabile” non si includono le condizioni in cui i composti sono stati sottoposti e il periodo di tempo di degradazione che, talvolta, può richiedere addirittura centinaia di anni. Al contrario, le plastiche compostabili, sottoposte a determinate condizioni – di calore, ossigeno o persino microrganismi –, si possono disintegrare nel giro di 180 giorni. I composti compostabili possono essere scomposti in CO2, acqua o perfino in compost ricco di nutrienti, senza lasciare residui tossici.

Ecco perchè sono sempre più i marchi che hanno deciso di adottare la plastica compostabile per i propri imballaggi, come Stella McCartney, sempre tra i capofila in tema di sostenibilità, ma anche Burberry, Mara Hoffman e Gabriela Hearst, solo per citarne alcuni.

Ma, una volta finito nelle mani del consumatore, come può essere smaltito l'imballaggio in plastica compostabile? Non sempre è possibile lasciare queste plastiche nel compost alimentare, a meno che non sia esplicitamente dichiarato. Nella maggior parte dei casi, infatti, richiedono temperature più elevate per la degradazione rispetto agli alimenti. E' quindi necessario, per il loro smaltimento, verificare se esiste nella comunità dove si risiede un servizio apposito di raccolta.

Quindi marchi consapevoli e consumatori assieme concorrono a far s che ci sia una effettiva sostenibilità. Per promuovere un modello che manda “fuori moda” le pratiche insostenibili.