Valorizzare gli scarti delle suole per realizzare speciali “zoccoli” per proteggere i bovini dalla zoppia, una patologia che colpisce il 40% dei capi. E' alla base del progetto che mette assieme due mondi lontani, quello della calzatura e dell'allevamento dei bovini. I protagonisti di questa collaborazione sono Idea Plast, azienda con sede a Lainate (Milano) leader nella progettazione di articoli e arredi urbani in plastica riciclata dalla raccolta differenziata, Punto 3 società di Ferrara specializzata in progetti per lo sviluppo sostenibile, e le due associazioni settoriali di riferimento: Assocalzaturifici e ARAL (Associazione Regionale Allevatori della Lombardia).

Finanziato dalla Regione Lombardia, il progetto utilizza la plastica riciclata dagli scarti di produzione delle suole delle calzature antinfortunistiche, per sviluppare lo zoccolo protettivo. Progetto e realizzazione della “scarpa” per bovini è di Idea Plast: “Una corretta gestione dell’intera filiera dalla produzione al recupero fino al riutilizzo, può trasformare la plastica da rifiuto in risorsa. – dichiara Alessandro Trentini, fondatore e direttore tecnico dell'azienda. – Crediamo molto in questo progetto perché oltre a far dialogare settori che forse mai avrebbero immaginato di poter entrare in contatto, rappresenta per l’Italia una novità assoluta e conferma la centralità dell’attività di Ricerca e Sviluppo nel reperire soluzioni che trasformano un problema in una opportunità, orientandole ai valori della sostenibilità”.

Esempio concreto di economia circolare, il progetto apporta molti benefici a tutti gli stakeholder coinvolti: le aziende calzaturiere, che risparmiano sui costi di smaltimento degli scarti e anzi riceveranno un corrispettivo economico, gli allevatori italiani e esteri, che ridurranno le perdite determinate dai capi colpiti dalla zoppia, ma anche tutta la comunità, per effetto della riduzione di emissioni di gas serra (visto che gli scarti non vengono termovalorizzati). Si apre inoltre ad un mercato nuovo, che a livello europeo si stima in oltre 30 milioni di capi.

A misurare l'impatto del processo produttivo circolare sarà Punto 3 con la metodologia LCA (Life Cycle Assessment), per raffrontarlo con lo scenario del precedente modello di economia lineare. L’analisi, svolta in accordo alla norma ISO 14044, riguarderà l’intero ciclo di vita del processo e metterà in luce le ricadute ambientali, in termini di emissioni di CO2, generate nei due scenari.

Alessandro Trentini