Le imprese della pelle hanno sostenuto le associazioni del volontariato presenti nei distretti industriali per offrire un aiuto concreto a chi era in difficoltà. E la presentazione del libro “#Iosiamo” di Tiziana Di Masi e Andrea Guolo presso lo Spazio Lineapelle di Milano è stata occasione perfetta per dare voce a tutti coloro che, nel settore conciario, si sono impegnati nel sociale.

Volontario è chi ha deciso di impegnarsi e di mettersi in gioco, dedicando il suo tempo agli altri per costruire valore, personale e sociale.
Di volontari, in Italia, ve ne sono circa 6 milioni. Si occupano di ogni tipo di bisogno, povertà ed emergenza. Dal 2018, proprio Tiziana Di Masi (attrice, già interprete di “Mafie in pentola” e di “Tutto quello che sto per dirvi è falso”) e Andrea Guolo (giornalista e autore) portano in scena in tutta Italia lo spettacolo teatrale #Iosiamo: dal debutto al Teatro Elfo Puccini (Milano) ai teatri di oltre 30 città. Ora lo spettacolo si trasforma e trova casa su carta, in un libro che racconta storie vere di personaggi, associazioni, sportelli, centri di accoglienza, centri di ascolto… Dodici capitoli, dodici aspetti diversi dell'aiuto a chi è più debole, a chi si vede negare i propri diritti, a chi deve ricostruire la propria vita, a chi ha bisogno di sostegno nella malattia e nelle calamità naturali, ai bambini, al patrimonio artistico del nostro Paese. Dodici appelli a ciascuno di noi, per unirci, nei limiti delle nostre possibilità, a questo meraviglioso "esercito del bene", e dall’io passare a noi, come suggerisce l’hashtag del titolo.

Per Tiziana Di Masi “è stato bello passare dal racconto del peggio dell’umanità (mafie e contraffazione) al parlare di qualche cosa di bello. Mi sono immerssa nella felicità semplice dei volontari, come Mario che è riuscito a vincere al depressione prendendosi cura di una persona disabile”.

L’idea geniale, oltre che la bella notizia, è questa: ogni presentazione del libro, così come ogni rappresentazione teatrale, ha dato voce a storie che nello spettacolo e nel volume non sono presenti, ma che non sono mai mancate in ciascun luogo in cui Di Masi e Guolo si sono fermati.

Così è successo anche durante la presentazione ospitata da UNIC. Le storie di conciatori volontari non sono certo mancate. “Il 95% delle imprese conciarie – ha notato Fulvia Bacchi, CEO di LIneapelle – sono a conduzione familiare, e perciò molto legate al territorio in cui operano. Durante la pandemia sono stati molti gli imprenditori che hanno investito tempo e denaro, e che insieme ai loro collaboratori hanno realizzato dpi che venissero in soccorso dei propri concittadini. Il nostro settore è da sempre abituato a fronteggiare le difficoltà, ed è capace di esprimere non solo creatività e produzione, ma anche tanta solidarietà”.

Fulvia Bacchi, CEO di Lineapelle, fra Tiziana Di Masi e Andrea Guolo, autori del libro “#Iosiamo”

UNITI PER LA PELLE
Storie di volontari di conceria

SANTA CROCE
Se solo l’Arno, a Santa Croce, potesse parlare, la prima parola che direbbe sarebbe: “Misericordia”. Perché il grande fiume la conosce bene, questa istituzione del Paese. Da quasi duecento anni, lo scorrere delle sue acque accompagna le attività della Misericordia, che ha superato due guerre mondiali e ora anche la guerra contro la pandemia. E l’ha superata in maniera instancabile. Qualche numero? Dal marzo 2020 al maggio 2021, più di mille trasporti sanitari ordinari e 650 di emergenza, otto viaggi di ritiro mascherine per conto del Comune, 119 servizi di spesa al supermercato per famiglie positive al virus, e potremmo andare avanti fino a domani. Otto dipendenti e una cinquantina di volontari presidiano il territorio santacrocese per garantire una serie di servizi che, senza di loro, semplicemente non ci sarebbero. Piero Conservi, governatore della Misericordia, di questo periodo così difficile porta con sé due immagini. La prima sono gli occhi dei volontari, l’unica parte visibile del loro corpo tutto bardato di protezioni quando andavano a casa di un contagiato per portarlo in ospedale: occhi che sorridevano per rassicurare il malato, per fargli capire che poteva contare su di loro. La seconda è il sorriso del malato, il suo tendere la mano per far capire a quegli uomini e donne, vestiti da marziani, che lui si fidava di loro. Ed era ancora più sorprendente, per i volontari, la scena del giorno in cui il malato faceva ritorno a casa: sorprendente perché, nonostante la bardatura che indossavano, lui riconosceva coloro che lo avevano portato in ospedale, con la paura di non sopravvivere, e ora che ce l’aveva fatta erano proprio loro a riportarlo alla vita. Cosa è stato il Covid per Piero? “Un giorno dirò ai miei nipoti che in un paese piccolo, dove tutti ci si conosce e dove si faceva una bella vita sociale, all’improvviso tutto è cambiato e non si è più potuto far nulla. Ma i volontari hanno continuato. La loro attività non si poteva fermare, perché a Santa Croce c’era chi non poteva stare da solo: c’era chi aveva bisogno di aiuto. E in quel momento i volontari si sono sentiti indispensabili”. Ora che si spera sia tutto finito, quelli della Misericordia si preparano alla prima inaugurazione post Covid: un’ambulanza nuova fiammante, che entro due/tre mesi dovrebbe essere consegnata e iniziare il suo servizio per la comunità. “Noi – dice Conservi – ci abbiamo messo la faccia, bussando porta a porta per raccogliere fondi. E le concerie, assieme alle associazioni di contoterzisti, ci hanno messo le donazioni. Perché è grazie alla pelle, alla generosità delle imprese, che tutto questo è diventato possibile”.


ARZIGNANO
“Ad Arzignano mangiamo ‘pane e pelle’, siamo un paese ricco, ma siamo anche gente di cuore. Siamo una comunità che risponde sempre, ognuno a modo suo, per non lasciare mai indietro nessuno”. Paolo De Marzi è un imprenditore della concia. Ha fondato un’azienda, Euroconciaria, che lavora pelli conto terzi per l’arredo, l’auto e la pelletteria. Oggi ha tre figlie e cento dipendenti, ma il tempo per fare del bene agli altri lo trova sempre e comunque. “Sono un volontario da sempre. Ho iniziato da adolescente, con gli scout, e poi mi sono dedicato al servizio nella parrocchia di Ognissanti. Quando le mie figlie erano piccole ho un po’ rallentato, perché il tempo era poco, ma ora la seconda si sta per laureare e quindi sono tornato a pieno regime. E così ho creato una onlus di cuochi amatoriali che vanno nelle scuole a preparare gratuitamente il cibo, e con il ricavato aiutiamo i più bisognosi della nostra valle. Quando è arrivato il virus mi sono dovuto fermare, fisicamente, ma ho continuato tramite internet perché c’erano da organizzare un sacco di cose per la ripartenza. La prossima attività? Vogliamo far ripartire il campeggio dei ragazzi, che da due anni è bloccato e servono fondi per rimetterlo in moto, perché nel frattempo le spese fisse ci sono sempre state”. Ma il ricordo più bello della sua vita da volontario, De Marzi lo lega ai vecchietti dalla casa di riposo gestita dalle suore, una struttura con pochi fondi a disposizione e dove, oltre alle finanze, anche le coperte erano troppo leggere. “Avevano freddo, servivano piumoni e coperte e noi della parrocchia li abbiamo comprati. E sembrava che avessimo dato loro chissà quale tesoro! Vederli così contenti, al calduccio, ci ha dato tanta soddisfazione”. Della sua terra, della valle del Chiampo, De Marzi ha un’idea molto precisa. “Arzignano ha un grande cuore. Basti pensare ai tanti imprenditori della pelle che hanno sviluppato progetti per la comunità. La nostra storia è una storia solidale. I più grandi hanno sempre donato cifre importanti, chi non poteva farlo ha donato il suo tempo. Forse non lo sappiamo raccontare bene come dovremmo, ma l’importante non è dire. L’importante è fare”.