Il Cav. Lav. Mario Boselli fra l’avvocato Giorgio Iacobone e il direttore generale Valerio Baiardo: i tre soci che partecipano al rilancio di Schmid

All’interno del sistema moda Schmid non ha mai puntato a essere un semplice fornitore, bensì un partner indispensabile per garantire ai propri clienti, collezione dopo collezione e stagione dopo stagione, quella qualità e innovazione che, abbinate a un servizio personalizzato, solo il made in Italy sa assicurare.
Chissà se Walter Schmid, quando fondò l’omonima azienda nel 1942, immaginava che ancora dopo 80 anni sarebbe rimasta leader nella fornitura di tessuti e materiali studiati e realizzati per il settore calzaturiero e della pelletteria?
Oggi la società, con sede a S. Giuliano Milanese (Milano), è interamente posseduta da tre azionisti privati che per le loro caratteristiche professionali garantiscono un equilibrato bilanciamento tra managerialità e spirito imprenditoriale. Abbiamo incontrato i 3 soci che controllano la Schmid S.p.A. per farci raccontare il rilancio di un’azienda che rappresenta una delle migliori eccellenze della catena di fornitura italiana e internazionale.
La parola al Cav. Lav. Mario Boselli, all’avvocato Giorgio Iacobone e al direttore generale Valerio Baiardo.

In questo momento ogni imprenditore è sulla difensiva, voi invece siete passati all’attacco. Cosa vi ha spinti?
“Ci siamo ritrovati nel 2020, agli inizi di una pandemia e dopo un paio d’anni critici, a dover decidere che strada percorrere.
Conoscendo le potenzialità della società e l’incredibile livello di professionalità delle persone che lavorano in Schmid, non abbiamo esitato un solo istante, convinti che, sia sotto il profilo morale come sotto quello più generale, avremmo dovuto fare tutto il possibile per assicurare all'azienda un futuro, anche diverso rispetto al recente passato che avevamo un poco subito.
Il primo passo è stato mettere in sicurezza finanziaria l’azienda. Abbiamo così infuso, in due riprese, un notevole aumento di capitale (da 50 mila euro lo abbiamo portato a 1 milione e 200 mila euro). Assorbito il grosso debito che gravava sulle spalle della società, siamo anche riusciti a immettere risorse fresche grazie all’ulteriore contributo di un istituto finanziario che ha creduto in Schmid, nella sua tradizione, nel suo personale e nel nuovo assetto societario.
Per dotare l’azienda di una nuova struttura organizzativa che le consentisse di cambiare passo, abbiamo cercato e trovato una persona, come Valerio Baiardo, dalla lunga e consolidata esperienza commerciale nel settore, che potesse prendere in mano le redini del gruppo di lavoro (Baiardo è fra l’altro entrato in Schmid in qualità di terzo socio, n.d.r.).
L’intento era quello di riformare lo spirito aziendale, in precedenza affidato a una figura maggiormente amministrativa, per focalizzare meglio strategie e obbiettivi commerciali.
Ora la società è decisamente in sicurezza e pronta a guardare al futuro con ottimismo”.

Sistemato il passato, cosa vi attendete dal futuro?
“Abbiamo redatto un piano di lavoro a 3 anni, serio e prudenziale, perché crediamo fermamente nelle persone che lavorano in Schmid e, visti i primi risultati, direi che non ci possiamo che aspettare ottime e positive sorprese.
Siamo convinti che la virtuosità della filiera di subfornitura dei grandi brand del lusso sia unica in Italia. Il nostro Paese vanta una leadership in tal senso anche rispetto ad altre realtà, pur blasonate. Non a caso siamo subfornitori dei più importanti marchi del lusso francese. Siamo a tutti gli effetti la fabbrica del mondo dell'alto di gamma, tanto quanto la Cina è la fabbrica del mondo delle commodity.
La Schmid non è altro che uno degli esempi più brillanti in tal senso, di quelle società che possono definirsi esportatori diretti e indiretti. Diretti perché esportiamo verso clienti in tutta Europa, ma anche indiretti vista la nostra posizione di fornitori di marchi che piazzano all'estero il 70, l’80, finanche il 90% della loro produzione.
Un tale contesto, che beneficia dell'ottima reputazione internazionale dei più importanti brand della moda, non può che farci essere ottimisti riguardo le prospettive di crescita della Schmid”.


Con quali strategie state rinfrescando la presenza di Schmid sul mercato?
“Tra le prime mosse quella di riportare in casa Schmid un uomo prodotto importante come Silvio La Cava che ci ha permesso di rinfrescare le collezioni e ritrovare quello spunto innovativo per cui la Schmid è da sempre famosa.
Ritrovato l'equilibrio fra la reputazione della società e l'effettiva proposta di prodotto, i risultati si sono subito visti: nonostante la pandemia, abbiamo registrato un aumento significativo di ordini a livello di metraggio (quasi il 50% in più) nei primi 4 mesi di quest'anno, migliorando anche le performance di fatturato rispetto al 2020. Tra i prodotti più richiesti le reti, i rasi, i materiali tecnici e quelli dalle caratteristiche sostenibili.
Il secondo passo strategico è stato dotarci di un'offerta più ampia di prodotti, mettendo a catalogo anche referenze tecniche come, ad esempio, una nuova gamma di fogli di rinforzo e altri prodotti di base che non subiscono l'andamento altalenante legato alle tendenze moda. 
Intrattenendo rapporti stretti con tutte le più importanti case di moda italiane e internazionali, è importante poter offrire loro la nostra cura e attenzione nel selezionare e realizzare materiali di qualità non solo nell'ambito tessuti, ma anche nella proposta di altri componenti coerenti con la nostra offerta. Recuperando fra l'altro un'abitus già in auge in passato: un tempo Schmid era conosciuta non solo per i tessuti, ma anche per altre categorie di prodotto destinate a calzatura e pelletteria.
L'ultimo obbiettivo importante è quello di espanderci all'estero. Non, però, in modo sporadico e casuale, ma seguendo un piano preciso e definito che ci porti ad aprire filiali che fungano da punto di appoggio per i mercati che vogliamo penetrare. La Cina, che ci consentirebbe di rifornire al meglio anche gli Stati Uniti. E la penisola iberica, per assecondare la buona crescita che stiamo notando in Spagna e Portogallo”.

Avete accennato a prodotti sostenibili presenti nel vostro catalogo. Come state affrontando la tematica?
“Guardiamo al mondo del riciclo e del riuso. Siamo molto attenti a fornire materiali che siano effettivamente coerenti e seri rispetto al tema green, perché non vogliamo assolutamente che il nostro impegno per la sostenibilità risulti solo uno strumento di marketing e di facciata. Ciò significa, ovviamente, offrire prodotti che presentano prestazioni un po' diverse dal catalogo tradizionale. Che non nascondono le imprecisioni peculiari dei prodotti riciclati e che non tutto il mercato è ancora disponibile a capire e ad accettare. Per non parlare dei costi: non è possibile pensare di pagare il vero riciclato meno o al pari di un prodotto tradizionale, poiché i costi di tali materiali sono superiori. Si pensi solo alle certificazioni da dover ottenere, all'adattamento dei processi produttivi, o alla difficoltà di reperire la materia prima”.

Come immaginate l’evoluzione del settore moda alla luce degli avvenimenti dell’ultimo biennio?
“I grandi nomi della moda presenti su tutti i mercati internazionali non hanno e non avranno grosse ripercussioni sui loro affari. Quando ancora l'Europa versava in profonda crisi pandemica, la Cina era già ripartita dando adito all'esplosivo fenomeno del revenge shopping e, quindi, fornendo buoni flussi di cassa alle griffe. Alla ripresa cinese ora si sta accodando quella statunitense a cui seguirà anche quella europea. Sono aziende che si rivolgono a una clientela che ha conservato il suo potere d'acquisto e che ha rallentato lo shopping solo a causa della mancanza delle occasioni d'uso dei prodotti moda.
D’altro canto, le aziende medio-piccole di prodotto finito, che non possiedono una distribuzione così capillare, faranno molta fatica in quanto legate a mercati che crescono e cresceranno meno. A ciò si aggiunga che molte delle vendite finalizzate in Europa si sono ora spostate in Cina, a causa del calo del turismo. Un trend da cui è probabile non si torni indietro viste le recenti politiche attuate dai paesi asiatici. Ciò comporterà sofferenza per il retail mono e multi-marca italiano.
Senza dubbio il medio di gamma sarà maggiormente penalizzato anche in ragione della trasformazione della struttura piramidale della società ora mutatasi in clessidra a causa dell’impoverimento della classe media dei consumatori.
Per quanto riguarda la fornitura sono diverse le sfide da affrontare.
La crescita dei costi delle materie prime, dovuta al loro difficile reperimento e all’impennata delle spese di trasporto.
Altra criticità è rappresentata dalle aziende che ripartono senza più programmare come in passato, ma in maniera molto più frammentata. Il che implica, da parte nostra, la necessità di essere sempre più flessibili e reattivi per poter accompagnare al meglio la ripresa”.