La filatura archivia il 2020 accusando gravi perdite: il fatturato settoriale cede il -27,2% su base annua, bruciando oltre 750 milioni di euro in dodici mesi, e portandosi a poco più di 2 miliardi di euro. I decrementi più rilevanti, come indicano import e consumo apparente, si sono palesati sul mercato interno, tuttavia anche le vendite estere perdono ampiamente terreno, calando del -19,6%, variazione questa peggiore di quelle già sperimentate nel biennio 2008-2009. Sia la lana sia il cotone hanno registrato dinamiche negative nei dodici mesi dell’anno: l’indice Awex Eastern ha perso il -31,5%, l’indice ‘A’ del cotone il -9,2% in valuta europea.
Per la filatura italiana, il 2021 si apre ancora con luci ed ombre. Nel primo trimestre l’indice di produzione industriale ISTAT relativo alle attività di filatura (Cod. ATECO CB 13.1) fa registrare un primo timido segnale di recupero, evidenziando una variazione del +0,6% su base annua; più in dettaglio, in termini di produzione fisica i mesi di gennaio e febbraio hanno perso rispettivamente il -14,3% e il -12,6% rispetto all’anno scorso, mentre il mese di marzo mostra un rimbalzo del +45,0% rispetto al marzo 2020, mese in cui le aziende erano state colpite dal primo lockdown.
Con riferimento alle performance sui mercati esteri, per il terzo anno consecutivo la filatura evidenzia una flessione dell’export: se i primi 3 mesi del 2019 e del 2020 si erano chiusi rispettivamente con una dinamica del -2,5% e del -8,7%, il gennaio-marzo 2021 vede cedere il -7,1%, per un totale di 185,9 milioni di euro; sono stati in particolare i filati di cotone e per aguglieria a consentire alla filatura di contenere le perdite trimestrali a livello di vendite estere.

L'import, che nel 2020 aveva chiuso il primo trimestre a -0,5%, sperimenta una flessione ancora intensa, pari al -16,2%, passando a quota 166,3 milioni. Il saldo commerciale del periodo risulta, dunque, positivo per 19,5 milioni di euro e si rafforza rispetto al milione e mezzo del primo trimestre 2020. Analizzando i risultati in termini di export evidenziati dalle singole tipologie di filato qui considerate, i filati di cotone mostrano un cambio di passo, sperimentando una dinamica favorevole pari al +5,2%, mentre quelli linieri presentano una flessione del -18,3%. Circa i lanieri, le vendite estere si confermano in arretramento, ad eccezione dell’aguglieria. L’export di filati pettinati perde il -12,8%, quello di filati cardati il -16,8%, mentre quello dei filati misti chimico/lana arretra del -15,0%. Al contrario, le esportazioni di filati per aguglieria crescono del +27,1%.
Relativamente all’import, cotone e lino evidenziano ambedue delle flessioni, rispettivamente pari al -6,5% e al -8,3%. Nel caso dei filati lanieri, la variazione negativa di maggior gravità interessa i filati pettinati (-32,6%), mentre per tutte le altre tipologie di filato laniero si rileva un aumento dei flussi in entrata: l’import di cardati cresce del +1,2%, quello dei misti chimico/lana del +4,5%, infine quello per aguglieria del +29,5%. Se si osservano le performance in termini di quantità, da gennaio a marzo 2021 l’export presenta una contrazione del -2,8%, meno intensa pertanto di quella registrata dai valori. I filati lanieri cedono il -5,2% nel caso dei pettinati e il -7,9% nel caso dei cardati; una dinamica del -7,6% si rileva per i misti chimico-lana; quelli per aguglieria crescono, invece, del +7,5% a volume. Le esportazioni in tonnellate dei filati di cotone e di lino presentano un andamento dicotomico: le prime si incrementano del +1,5%, le seconde flettono del -14,9%. Le importazioni a volume, al contrario di quanto registrato a valore, palesano una variazione in lieve aumento, pari al +0,3%. Al risultato concorrono i filati chimico/lana, in aumento del +48,4%, quelli per aguglieria, in aumento del +89,6%, nonché quelli di lino in crescita del +8,9%.  Le altre merceologie assistono, invece, ad un decremento dei volumi importati, come segue: -24,2% i cardati, -19,4% i pettinati, -4,5% quelli di cotone.

Nei primi tre mesi del 2021, per i cardati la prima destinazione, con una quota pari al 16,9%, risulta essere il Regno Unito, grazie ad un contenimento del calo al -8,3%. Scende al secondo posto Hong Kong, accusando una flessione del -41,6%. In compenso, l’export diretto in Cina cresce del +71,7%, portandosi al 9,3% del totale. Aumentano anche le vendite di cardati in Romania (+37,9%) e Turchia (+44,8%). Nel caso dei filati pettinati, nonostante la flessione pari al -13,8%, troviamo al primo posto la Romania, con un’incidenza dell’11,6%. Francia e Germania sperimentano, invece, una crescita delle esportazioni rispettivamente del +7,0% e del +2,4%. Calano le esportazioni dirette a Hong Kong (-38,1%) e Turchia (-11,8%). I filati misti chimico-lana vedono confermare l’Austria quale prima destinazione: pur in calo del -8,5%, è in grado di assorbire il 16,5% dell’export di comparto. Segue la Croazia, in calo del -5,6%, a quota 11,1%. Francia e Germania presentano un andamento contrapposto: la prima cresce del +74,3%, la seconda cede il -43,4% similmente alla Turchia (-38,5%). Relativamente ai principali sbocchi dei filati di cotone, in prima posizione si trova la Germania, con una quota del 17,3% sul totale di comparto, anche se flette del -7,4% nel periodo monitorato. Gli altri quattro mercati mostrano, invece, tutti un’evoluzione favorevole, pur con tassi di intensità molto diversa. L’export di filati di cotone in Portogallo cresce del +113,5%, quello destinato alla Francia del +10,6%; le vendite destinate al Regno Unito salgono del +27,7%, infine si rileva una variazione del +4,2% nel caso della Repubblica Ceca. Considerando l’approvvigionamento dall’estero sempre nel gennaio-marzo 2021, i primi due supplier, in grado di coprire il 65,2% dell’import di filato cardato in Italia, sperimentano un trend dicotomico: il Regno Unito passa al primo posto in virtù di una crescita del +22,1%, la Lituania di contro flette del -29,9%. La Cina, in terza posizione, sperimenta una variazione del +16,5%. In aumento del +68,0% risultano i flussi di cardato provenienti dalla Polonia. Con riferimento ai filati pettinati, la Polonia contiene il calo al -1,2% e copre così il 30,3% dell’import settoriale, la Romania cede, invece, il -24,8%. Bulgaria e Repubblica Ceca arretrano entrambe di oltre il -50%. Di contro, la Cina mostra un incremento del +1,5%, arrivando ad un’incidenza del 9,0%. Il 36,0% dei filati misti chimico-lana d’importazione proviene dalla Romania, il 27,9% dalla Turchia: nel gennaio-marzo 2021 la prima cede il -19,2%, la seconda fa registrare un +140,5%. Bulgaria e Ungheria flettono l’una del -20,3%, l’altra del -35,1%. L’import dal Portogallo cresce, invece, del +40,9%. Da ultimo, nel periodo in esame la Turchia, grazie ad un aumento del +9,4%, arriva a coprire il 43,7% dell’import di filati di cotone in Italia. La Cina mostra una lieve flessione, pari al -1,0%, assicurando il 13,0% di comparto. L’import dall’Egitto segna un calo più accentuato, pari al -23,3%, mentre India e Pakistan cedono rispettivamente il -43,0% e il -39,3%.