Il 2021 sarà l'anno della ripartenza. Il commercio internazionale dovrebbe attestarsi al 7,6% con un ulteriore consolidamento del +5,3% nel 2022, riportando i mercati ai livelli pre-pandemici. E' quanto emerge dal 18.mo rapporto “Evoluzione del commercio con l'estero per aree e settori”, la guida per le imprese esportatrici realizzata da ICE Agenzia con Prometeia.

Nonostante il 2020 si sia chiuso con -7,2% dei commerci globali e con il 90% dei Paesi che ha sperimentato un calo delle importazioni, il rapporto insiste sulla natura non strettamente economica della crisi che, pur rappresentando un elemento di profonda incertezza nel breve periodo, una volta superata l'impasse sanitaria (subordinata al successo della campagna di immunizzazione), dovrebbe incoraggiare una ripresa più intensa rispetto a quella stanca che aveva segnato gli scambi del 2009, nell'anno della crisi finanziaria globale.

Tra i paesi del G8, l'Italia è quella che ha contenuto di più il crollo delle esportazioni nel 2020 (-9,7%), anche perché nella seconda parte dell'anno ha evidenziato una ripresa congiunturale del +30% nel terzo trimestre e del 3,3% nel quarto. Trend mantenuto ad apertura del 2021 e dovuto alle performace positive di molte eccellenze settoriali del made in Italy.


Lo scenario globale

Sebbene il recupero della domanda atteso in molti mercati già nel 2021 non si tradurrà in un ritorno al passato in senso stretto, “ci troviamo oggi di fronte a uno scenario che, – ha dichiarato Carlo Maria Ferro, presidente di ICE – una volta ristabilita una ‘nuova normalità’ nella circolazione di persone e merci, si prospetta più nitido e meno sfavorevole”: da un lato grazie a politiche commerciali che puntano ad una maggiore apertura – il riferimento è alla Brexit conclusa senza dazi, l'orientamento della nuova amministrazione americana meno incline alle spinte protezionistiche e il RCEP, il più grande accordo di libero scambio mai siglato che ha preso il via proprio durante la pandemia, coinvolgendo 15 paesi asiatici che, assieme, rappresentano il 30% della popolazione e del PIL mondiale. Per l'Italia si tratta di mercati che valgono nel complesso 39 miliardi di euro (l'8% del suo export). Dall'altro , per l'affermarsi del trend al near-shoring: già sottotraccia prima della crisi, durante l'emergenza sanitaria la riorganizzazione emergenziale di alcune filiere ha intensificato gli scambi intra-area, aprendo ottime opportunità alle imprese italiane, già ben integrate nelle filiere produttive e con un ottimo posizionamento competitivo sui mercati maturi, in particolare europei.

Carlo Maria Ferro

La mappa delle opportunità del made in Italy

Nel 2021 ci sarà un recupero diffuso della domanda a livello globale che offrirà alle aziende italiane la possibilità di riposizionarsi e cogliere nuove opportunità sia nei mercati maturi, ben presidiati, sia negli emergenti, più dinamici. Il passo della ripresa sarà differente per aree: l'Europa, tradizionale sbocco del made in Italy, dovrà attendere il 2022 per recuperare i livelli di domanda pre-Covid. In Nord America già nel 2021 si dovrebbero raggiungere i livelli del 2019. Nei paesi asiatici, maturi e non, si assisterà ad una crescita ancora più veloce e sostenuta, ad esclusione dell'India, ancora alle prese con l'emergenza sanitaria. Lo stesso vale per l'Africa subsahariana e l'America Latina, frenate da una minor fiducia verso i sistemi sanitari nazionali circa la messa in campo di una immunizzazione diffusa.

Settori in crescita

Il recupero di domanda atteso nel 2021 non si tradurrà in ogni caso in un ritorno al passato in senso stretto. La crisi ha infatti modificato i fattori competitivi che favoriscono il successo delle imprese sui mercati internazionali, agevolando alcuni settori e penalizzandone altri. Ad esempio, per effetto della pandemia nel 2020 sono cresciuti del 17% i flussi di beni legati all'emergenza, così come la chimica farmaceutica (+8%). Per contro, sono stati penalizzati automotive (oltre -20%), meccanica (-10%) e beni di consumo (Sistema Moda e Sistema Casa), di particolare rilevanza per l'Italia.

Nel 2021, la rimodulazione dei valori di riferimento che ispirano i comportamenti di acquisto, influenzerà in modo diverso la crescita dei settori. La ricerca di essenzialità e benessere, ma anche la domesticità, favoriranno la crescita di Agroalimentare e l'Arredo (rispettivamente del +8,5% e +8,4% nel 2021), mentre il Sistema Moda evidenzierà un profilo meno dinamico: +6,7% a causa di due fattori. La situazione di difficoltà di molte imprese a monte e valle della filiera, soprattutto nelle componenti di beni intermedi e del contoterzismo, che nel corso della crisi hanno sperimentato blocchi prolungati a causa dell'annullamento di intere stagioni. La domanda finale in frenata dovuta alle minori occasioni di socialità che permangono nello scenario del 2021 e alla minore disponibilità di reddito che dirotta gli acquisti sulla fascia bassa di prezzo, avvantaggiando i competitor asiatici. Il rapporto indica tra i mercati best performer per il 2021 i maturi: Spagna, Grecia, Australia, Corea del Sud, Stati Uniti, e gli emergenti: Kazakistan, Egitto, India, Colombia, Vietnam, Malesia.

Passando ai beni di investimento, l'eccesso di capacità produttiva accumulato frenerà le prospettive di crescita della Meccanica, primo settore per l'export nazionale, che sarà protagonsta di un rimbalzo del +6,8% nel 2021 e di un ulteriore +5% nel 2022. I mercati con maggiore crescita, tra maturi ed emergenti, sono: i Paesi dell'Est europeo, Stati Uniti, Vietnam, India, Argentina.

Fattori chiave per la crescita

Nel 2021 e 22, risulteranno vincenti le imprese che sapranno fare propri gli stimoli verso digitalizzazione, sostenibilità e innovazione, nuovi paradigmi che guideranno le politiche industriali, i modelli di produzione e consumo post-Covid. Per esempio, nel caso dell'e-commerce ciò significa andare oltre la messa on-line dei prodotti, e chiamare in causa la gestione dei magazzini per la rapidità degli approvvigionamenti, l'organizzazione di sistemi di assistenza, la tracciabilità dei processi a tutela della clientela… Per la sostenibilità si comprendono i criteri di sourcing dell'impresa, la catena logistica, la riduzione di sprechi e di rischi ambientali, l'etica, etc…

In un contesto competitivo particolarmente acceso, le nostre imprese dovranno difendere e consolidare la posizione acquisita negli ultimi anni, confermando la capacità di essere fornitori strategici per le imprese e i mercati esteri, grazie ad innovazione e esclusività dei prodotti offerti, soprattutto nel caso del made in Italy più tradizionale (Sistema Moda, Alimentare e Sistema Casa), e alla qualità dei servizi associati, come puntualità e capacità di customizzare le produzioni, temi di rilievo per i settori Automotive e Meccanica.

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Dalla crisi opportunità

In un contesto ricco di incognite, non mancano le opportunità offerte dal re-set forzato degli equilibri pre-esistenti, a partire da cui le imprese potranno trovare nuove strade e canali di sviluppo rilanciando “l'internazionalizzazione e l'export (che già vale 1/3 del Pil nazionale) come condizione necessaria per un recupero industriale e dei livelli di benessere minacciati dalla pandemia dell’ultimo anno” conclude Carlo Maria Ferro.