Alberto Drandi

La Conceria MESI vanta una curiosa, quanto affascinante storia che ci racconta Alberto Drandi: “Tutto ha inizio nel 1907, in un piccolo stabilimento di Borgaro Torinese. La allora Scamosceria Italiana iniziò a produrre pelli per la pulizia delle carrozze e degli argenti senza immaginare che un secolo più tardi la pelle scamosciata sarebbe diventata uno strumento insostituibile per la perfetta asciugatura delle automobili. Trent’anni più tardi, unendosi all’Industria Marocchini di Monza, avviò la lavorazione dei marocchini per la guarnitura dei cappelli, lavorando con il fiore della pelle di montone che poi sarebbe diventata un versatile articolo di moda, apprezzato dai più rinomati produttori di calzatura e pelletteria”.
Oggi Mesi è una conceria a conduzione famigliare, giunta alla quinta generazione, che conta una produzione di oltre 1 milione di pelli all’anno, esclusivamente ovine dalla Nuova Zelanda, particolarmente morbide e dall’alto potere assorbente. Il pellame è acquistato in pickel e poi lavorato internamente: questo ha permesso lo sviluppo di due linee di produzione indipendenti. Da una parte il chamois, lavorato con olio di pesce per la pulizia dell’auto; dall’altra la pelle pieno fiore per la realizzazione di fodere, soprattutto per calzature e borse. La richiesta è nata dalle stesse griffe per cui l’azienda lavorava fornendo pelli per portafogli e piccola pelletteria. Lo sviluppo del business delle fodere, che oggi rappresenta circa il 40% del fatturato e che è in crescita, permette all’azienda di lavorare in entrambi i segmenti (pulizia auto e fodere) e ha favorito il miglioramento del prodotto, ricercando un pellame più morbido e piacevole al tatto.
Nell’ambito fodere, oggi le richieste delle griffe si focalizzano su pellami metal free (dal 2016 l’azienda ha messo a punto questo tipo di concia), sulla stabilità del colore e la sua corrispondenza con quanto richiesto dallo stilista, e sulla leggerezza (molto importante per le borse).
Per le calzature c’è anche la necessità di un prodotto traspirante e dall’aspetto naturale, che si presti a diverse lavorazioni.
“Crediamo molto – conclude Drandi – nella crescita del mercato delle fodere perché riteniamo che nei prossimi 2 o 3 anni si assisterà a un forte ritorno alla pelle nell’ambito del lusso e a un’attenzione da parte del cliente verso un prodotto di valore intrinseco, che giustifichi il pagamento di un prezzo elevato”.