Il clima di incertezza innescato dalla pandemia continuerà a condizionare l'economia globale per tutto il 2020. Non ne è esente il settore conciario italiano che a causa dell'emergenza globale ha perso il 32% del fatturato stagionale e il 24% della produzione in volume. Ma come ritornare ai volumi pre-crisi? Anche se non è possibile immaginare una risposta definitiva in questo contesto confuso, tuttavia Gianni Russo, presidente di UNIC-Unione Nazionale Industria Conciaria, indica ai suoi associati di puntare su reattività e riqualificazione di servizi e prodotto.

In pratica, chiede alle concerie italiane di effettuare un upgrading “sempre più qualificato, che rispetta timing di produzione e consegne sempre più ristretti e richiede lo sviluppo di servizi impeccabili, di essere più veloci, più attenti nel rispondere alla clientela”. L'upgrading dovrà anche riguardare la sostenibilità, promuovendo “costanti miglioramenti di tutto ciò che è green: conce alternative, tutela ambientale e tutto quanto è necessario per far sì che la conceria sia a pieno titolo un esempio di green economy” . E, infine, di investire nella ricerca stilistica per rispondere all'attesa voglia di novità del mercato in reazione alla crisi. Insomma, innescare una virtuosa rivalsa rispetto alla situazione contingente dove “Ricerca e creatività italiane rappresentano una forza trainante e un grande segnale di incoraggiamento”.

Ma qual è l'orizzonte della ripresa? L'attesa di UNIC è che si dovrà aspettare la seconda metà del 2021 quando i consumi si normalizzeranno e i flussi turistici riprenderanno, per una ripresa strutturale. Nel frattempo però iniziano a vedersi segnali posiitivi, in Cina, dove stiamo assistendo al revenge-shopping che ha per oggetto le griffe della moda. E poi nenne interessanti prospettive aperte dall'aumento delle vendite online che stanno diventando l'elemento trainante del settore.